Quando si nasceva nella grotta…

La donna preistorica: tutta bambini e bacche?

Sta emergendo sempre più spesso che la realtà non è sempre stata patriarcale, piuttosto lo è la narrazione che si fa della Storia.

Prendiamo ad esempio il modo in cui, fin dalla scuola primaria, viene studiata la preistoria: l’uomo maschio è cacciatore e vero protagonista, la femmina ha un ruolo marginale, di procreazione (un ruolo che appare come un inevitabile destino), di accudimento della prole e di raccolta delle bacche.

Eppure a questo racconto si possono muovere due grandi, anzi, ENORMI critiche.

Un’interpretazione travisata 

Molte ricerche archeologiche e di genetica evoluzionistica ci dicono che le donne erano tutto tranne che passive.
Gli studi sulle pitture rupestri in cui compaiono delle impronte di mani ci dicono che quasi sempre l’artista era un’autrice.
Probabilmente la neo madre durante il periodo di riposo del post parto o le donne incaricate alla cura dei figli (non solo i propri) trascorrevano il tempo creando queste primissime forme di arte umana, di incommensurabile pregio.

Inoltre nuovi studi di fisiologia ci mostrano come uomini e donne siano a livello fisico “programmati” per primeggiare in performance differenziate, più che essere incasellati in una dinamica di “forte-debole”.

I maschi hanno più fibre muscolari di tipo II, quindi riescono a sprigionare una maggiore potenza, ma per breve tempo. Le femmine grazie alle fibre di tipo I primeggiano in resistenza.
La resistenza quasi invincibile delle donne è resa possibile anche da alti livelli di estrogeni rispetto all’organismo maschile.

Queste nuove scoperte portano a dire che le donne preistoriche avessero un ruolo molto attivo anche nella caccia e che i ruoli erano diversi tra i sessi ma paritari.

Il filtro culturale

Anche se fosse vero che le donne avevano il compito quasi esclusivo di accudimento della prole, questo non va immediatamente categorizzato come “ruolo secondario nella Storia”.
Tanto quanto si cacciava per sopravvivere, allo stesso modo ci si riproduceva per sopravvivere e la cura dei nuovi individui in un contesto naturale privo di pediatri, ostetriche e farmacie sotto casa era tutto tranne che facile.
Questo bias interpretativo, secondo cui le donne acquisiscono valore solo se fanno cose “da uomini” deve essere assolutamente aggiustato.

Non ci sono ruoli rigidi per i sessi, ma allo stesso tempo non vanno rase al suolo le peculiarità femminili che tanto hanno da dare alla società tutta e… di tutti i tempi.

Valeria Stellin

Sitografia: Giulia Abbafati “Alla riscoperta del ruolo delle donne nella preistoria: evidenze fisiologiche di una resistenza straordinaria”, Pikaia.eu, 4 marzo 2024.

 

 

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