Lochiazioni o perdite postparto: emorragie incredibili!

Le lochiazioni (o sanguinamenti) post-partum sono spesso percepite come un errore o un problema del corpo femminile: sanguinare per 40 giorni viene percepito come una delle – tante – bizzarre manifestazioni del corpo femminile, il quale, è evidente, “non sa funzionare così bene”.

In realtà rappresentano un sistema intelligente attraverso il quale il corpo ritorna al suo equilibrio dopo la gravidanza: durante i nove mesi di gestazione, il volume sanguigno aumenta di 1,5L, fino a 1,9 litri nelle pluripare e il sanguinamento post-partum è un modo naturale per riportare il corpo alle condizioni precedenti.
Potrebbe mai un corpo sano rimanere con tutto quel sangue in più senza avere placenta e feto da nutrire?

Le lochiazioni non sono perciò una perdita di energia, ma piuttosto un modo efficiente per ridurre il volume sanguigno e riportare la quantità di globuli rossi ai livelli pre-gravidanza.
Come l’utero durante il travaglio è capace di governare il dolore per il proprio fisiologico funzionamento, chiamandolo, accrescendolo e infine salutandolo, così è l’unico organo che gestisce il sanguinamento senza subirne danni, dimostrando così la sua straordinaria capacità di adattamento e autoregolazione.

È proprio per questa miracolosa capacità di “maneggiare” la vita che in alcune culture mestruazioni e lochiazioni venivano viste dalla società patriarcale come impure.
Per la cultura semita, ad esempio, il sangue era la sede della vita: sembrava perciò inspiegabile come tutto quel sangue potesse uscire da una donna che aveva per giunta appena partorito un nuovo essere umano, senza ucciderla.
Da lì l’idea fosse sangue marcio non più capace di ospitare la vita, credenza totalmente falsa.

Il nostro corpo sa, il nostro corpo può, è capace di muoversi con disinvoltura in tutto il ciclo della fertilità, compresa la fase che riporta a centrarsi nuovamente verso sé stesse, la fase in cui ritornare le uniche abitanti della casa.
Perché il femminile vale in quanto tale, non perché dà la vita.
Anche se ne è capace con maestria.

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