“L’importanza della Sessualità anche in età matura” di Roberto Varrasi per Vivi Consapevole

La sessualità esprime una particolare modalità di comunicazione della propria energia erotica (codice erotico) che si manifesta nelle dimensioni: fisica, mentale e spirituale o meglio avendo come medium realizzativo dell’esperienza il corpo, la mente e l’anima. Nel primo caso, si palesa con il piacere (fisico e mentale) sino all’orgasmo; nel secondo con il desiderio, la sensualità, il corteggiamento e la seduzione; sul piano animico si sperimenta l’Amore, quello con l’a maiuscola: una parola che supera il concetto oggettivo del termine, in funzione di un sentimento nel quale la soggettività diviene alleanza, comunicazione, condivisione, comunione, dono, spiritualità. 

Se utilizziamo una retta delimitata da due paletti certi (la nascita e la morte) e i parametri dello spazio-tempo per descrivere la coscienza della realtà e le varie fasi dell’esistenza potremmo, esaminando ogni punto, conoscere e rammentare gli eventi di un preciso momento e, nel complesso, lo storico dell’individuo. L’esistenza, quindi, è la risultante della storia personale (esperienze ed emozioni) e deve essere considerata in continua evoluzione: un frammento nell’ordito della Vita. 

Raggiungere l’età evolutiva

L’età evolutiva caratterizza il periodo della maturità, ovvero quando l’organismo ha raggiunto il suo pieno sviluppo psico-fisico e l’individuo è consapevole di sé, del ruolo sociale e relazionale e può, quindi, determinare il proprio destino. Tuttavia, considerando le trasformazioni sociali degli ultimi decenni e quella in corso, sorge una domanda: oggi, a quale età si raggiunge? Si tratta di un parametro estremamente variabile e soggettivo, condizionato da numerosi fattori: familiari, culturali, economici, ambientali, politico-economico-religioso e sociali. 

Fino agli anni ’60, dopo la scuola dell’obbligo, si usciva dall’adolescenza con la maturità: alcuni proseguivano gli studi e per i maschi c’era il servizio militare; la maggior parte dei giovani aveva accesso al mondo del lavoro e, con l’acquisita autonomia, il passo seguente era il matrimonio. La famiglia e le sue tradizioni erano il perno di una società ancora condizionata da fattori culturali e religiosi; la sessualità era un tabù, vissuta nel privato e finalizzata alla procreazione. Per i giovani, la necessità di rendersi autonomi era dovuta a vari fattori: la dipendenza economica e i limiti educativi imposti dai genitori, soprattutto per le ragazze; la necessità di aspirare a un buon posto di lavoro (il cosiddetto posto fisso e sicuro) e di trovare un compagno/a adeguato/a per formare la propria famiglia; il bisogno di libertà e di acquisire i beni materiali che i mercati proponevano sull’onda dello sviluppo economico. Ne sono esempio la diffusione degli elettrodomestici (lavatrice, frigorifero, televisione, ecc) e della motorizzazione di massa: ciclomotori (Ciao e la mitica Vespa), le automobili per la famiglia (la Fiat 500, la 600, la 1100…). 

Precocemente adulti, raggiunti gli obbiettivi familiari (figli, casa, lavoro, auto, beni di consumo, viaggi, ecc.), si scivolava verso la senilità con il pensionamento, l’accudimento dei nipoti e con la speranza di mantenere a lungo la salute. Un buon compromesso fra esigenze personali e familiari, un’oculata gestione matrimoniale e familiare, una buona dose di sacrifici – una capacità prettamente femminile -, potevano far sperare in una serena vecchiaia. Con il passare degli anni, anche la sessualità si era adattata, affievolita e non rivestiva più una necessità per la coppia. Le nostre nonne si identificavano con la famiglia; la morale distingueva fra sessualità lecita del matrimonio, ove il piacere non era indispensabile, e una sessualità ludica e trasgressiva, agita spesso al di fuori della coppia (le case di tolleranza furono chiuse nel 1954 dalla legge Merlin; gli amanti, per ambo i sessi erano una consuetudine taciuta, tollerata da un perbenismo ipocrita). 

Con la fine degli anni ’60, la rivoluzione culturale e dei costumi hanno man mano cambiato gli obbiettivi e i valori della società: bisogni fugaci e spesso inutili, gestiti dai mercati, hanno sostituito le precedenti certezze; infatti, sono stati messi in discussione e poi frammentati: la famiglia, la coppia, le relazioni, il mondo del lavoro e soprattutto i pilastri identitari del maschile e del femminile. 

Negli ultimi anni, i bambini crescono rapidamente per imitazione del mondo degli adulti, ammaliati e condizionati dalla tecnologia informatica, che però li priva del tempo ludico dell’infanzia, dello sport – inteso come attività fisica e gioco di squadra – e del sonno. Stesso discorso per gli adolescenti che, immersi in un flusso continuo di informazioni e di disinformazioni, privati di veri modelli educativi (famiglia, scuola, società) e indirizzati verso obbiettivi spesso irraggiungibili e distruttivi, sviluppano personalità fragili, insicure e intessono relazioni brevi e superficiali. Solitudine, traumi e conflitti affettivi, assenza di modelli etici ed educativi di riferimento, mancata realizzazione del sé causano facilmente ansia, depressione, appagamento di futili bisogni, depersonalizzazione a favore di un appiattimento culturale di massa, apatia, varie dipendenze (alcool, droga, cibo, sesso, gioco, web, pornografia, ecc.), bullismo, comportamenti pericolosi e tentativi anticonservativi. La sessualità è spesso agita con superficialità, ignoranza e incoscienza, come una pulsione da soddisfare e un bisogno da appagare: emblema di emancipazione, libertà e trasgressione. 

Per tali motivi, in una società nella quale imperversa il disfacimento della famiglia, della coppia tradizionale e senza modelli educativi adeguati, la maturità si raggiunge sempre più tardivamente. Per i giovani adulti, l’acquisizione di un titolo di studio, che non prepara e non garantisce l’ingresso nel mondo del lavoro e la crisi economica ritardano l’abbandono del tetto familiare. Oggi, i cosiddetti “bamboccioni” sono i trenta-quarantenni che rimangono in famiglia per vari motivi: economico (mancanza o perdita di un lavoro che garantisca l’indipendenza; il mantenimento di un certo agio sociale, ottimizzando le poche risorse disponibili); i benefici pratici dell’accudimento protratto (poter usufruire di: lavo, stiro, cibo pronto, bollette pagate, ecc.); scarsa propensione alla vita di coppia e al matrimonio, e/o più frequentemente, il ritorno forzato per il disfacimento degli stessi; mancata realizzazione e tardivo ingresso nel modo del lavoro, rispetto anche alla tipologia del ciclo di studi.