Come affrontare un lutto perinatale

Tecnicamente si definisce morte perinatale la perdita di un figlio che avviene tra la 27° settimana di gravidanza e 7 giorni dopo la nascita, ma questa definizione può certamente essere estesa all’aborto spontaneo, all’interruzione terapeutica di gravidanza, alla morte endouterina di un gemello etc.

Non se ne parla mai, ma la perdita di un bambino succede circa nel 15% delle gravidanze.
Significa che se pensi a 6 coppie che conosci, a una o due di queste è accaduto.

Nella maggioranza dei casi avviene nel primo trimestre, un periodo in cui spesso non si è comunicato a nessuno di aspettare un bambino.
La perdita viene vissuta all’interno della coppia, in modo solitario, con la fatica di elaborare quello che, a tutti gli effetti, è un lutto.

La perdita vissuta dalla Mamma

I primi mesi dopo questo evento così forte possono essere palcoscenico di emozioni intense e diverse, ma nessuna sbagliata.
Potresti provare tristezza, sensi di colpa pensando alla possibile causa della perdita o rabbia.

Potrebbe anche succedere di provare emozioni più neutre e perfino di sollievo. Ad esempio se la gravidanza non era stata cercata. Oppure se la consapevolezza che la natura ha previsto che alcuni bambini non nascano ti fa rimanere in uno stato mentale di accettazione. 

Potresti, però, sentirti del tutto indisponibile a vivere momenti di intimità, sia perché ti senti di umore nero sia per paura di rivivere l’esperienza.

Tutti questi stati d’animo meritano spazio ed è salutare riconoscerli, comunicarli e attraversarli.

Fanno parte del percorso di elaborazione: con il giusto tempo lasceranno spazio a te, al tuo partner e al vostro desiderio di vita, qualsiasi esso sia dopo questa esperienza trasformativa.

La perdita vissuta dal Papà

Sì, anche tu, uomo, hai vissuto una perdita.

Non sei estraneo all’esperienza che ha travolto la tua compagna. Certo il tuo vissuto è molto diverso, ma anche tu hai fatto esperienza di qualcosa di toccante.
Sentirsi impotenti di fronte al dolore fisico ed emotivo di chi si ama è un’emozione estremamente complessa e difficile da vivere.
La frustrazione può anche farsi sentire come una grande rabbia, verso il destino capitato proprio a voi.

In altri casi un subdolo senso di colpa può insinuarsi nella tua mente:
“Sarà colpa mia?”
“Avrei potuto fare diversamente”
“Non le sono stato abbastanza vicino”.

Sii consapevole che le tue emozioni non sono di serie B, nè meno forti di quelle della tua compagna.
Anche tu hai bisogno di essere ascoltato e sappi che chiedere supporto è segno di grande forza interiore, non di debolezza.

Rompere la solitudine

Non è utile per nessuno vivere queste esperienze da soli, a meno che non sia davvero il modo in cui desideriamo custodirle.
Un aborto spontaneo non è un fallimento. È qualcosa che accade. Punto.

Rompiamo il silenzio, raccontiamo di aver vissuto un aborto e rivolgiamoci anche ai professionisti che possono darci una marcia in più per ripartire rimarginati nelle nostre ferite e di nuovo grati verso la Vita.

Riferimenti Laura Paiuscato:
www.laurapaiuscato.it
@laurapaiuscato_psicosessuologa

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