Cistite: Retroscena psicosomatico e genealogico – Intervista al Dott. Primitivo

Dott. PrimitivoLa Cistite è un disturbo che colpisce moltissime donne e che, spesso, seppur trattata, tende a recidivare. Il Dott. Vincenzo PrimitivoMedico Chirurgo esperto di Medicina Naturale e referente scientifico italiano dell’Istituto Internazionale di Ricerca Peter Mandel – ci spiega quali sono le cause principali di questo disturbo e l’approccio più adeguato per risolverlo definitivamente.

Dottore, un particolare lato caratteriale di una persona può influire sulla comparsa della cistite?

Il lato caratteriale, e con esso intendiamo l’aspetto emotivo di una persona, soprattutto in un periodo psicologico particolare che la persona sta vivendo, influisce in maniera determinante sull’insorgenza della cistite, così come influisce su qualunque altro tipo di patologia. L’aspetto emotivo determina un contenuto psichico che, se conflittuale, trova poi forma attraverso la cistite stessa. Questo conflitto, vissuto in un particolare momento della vita, indebolisce la zona vescicale, predisponendo il terreno all’attecchimento di agenti patogeni: batteri, virus, infezioni, funghi…

Quindi, l’aspetto principale su cui andiamo ad indagare, in caso di cistite, è proprio l’aspetto emotivo correlato ad essa.

Quali sono i disturbi psicosomatici che trovano la loro somatizzazione negli organi uro genitali? La presa di coscienza del problema che genera la somatizzazione è sufficiente perchè avvenga la guarigione?

I conflitti emotivi che stanno alla base della cistite sono, fondamentalmente, due.

Il primo è facilmente comprensibile osservando il comportamento animale. Gli animali marcano il territorio attraverso l’urina. Quando noi percepiamo un intrusione nel nostro spazio personale, quando viviamo qualcosa come intrusivo della nostra privacy, questo determina un aspetto psicologicamente debole che si ripercuote sulla funzione dell’organo vescica, indebolendolo.
Un esempio potrebber essere la pressione o il conflitto con la figura materna che risulta troppo intrusiva, troppo invadente in quelli che sono gli aspetti personali di una giovane donna, oppure il rapporto con la suocera in una donna adulta.
L’intrusione degli spazi personali è anche legata o correlata a violenze subite o percepite come tali anche se non si sono consumate o realizzate. Ad esempio, alcuni pazienti avevano sviluppato una cistite successivamente a viuolazioni di domicilio da parte dei ladri. Anche un simile evento risulta intrusivo dello spazio personale. Tutto quello che finisce per essere inteso come intrusione del proprio “territorio”, pone un po’ le basi per lo sviluppo della cistite.
 
Il secondo aspetto, altrettanto importante, e sostenuto dagli “Heilpraktiker” (naturopati) tedeschi, descrive le cistiti come le lacrime non versate durante l’infanzia. Questo aspetto è, ancora una volta, tipicamente femminile. Alle donne, si sa, in genere è concesso piangere, mentre agli uomini no. Ma quelle donne, alle quali non era concesso farlo, che hanno dovuto trattenere le lacrime perchè era più importante andare avanti nella vita, senza momenti di flessione, beh queste sono donne che poi andranno potenzialmente a sviluppare delle cistiti in futuro.
E’ chiaro che ci deve essere l’agente patogeno, ma l’agente patogeno va ad attecchire su un terreno reso predisposto da un conflitto psicologico.
 

La presa di coscienza è, chiaramente, un aspetto molto importante ma, il più delle volte, non è sufficiente a dare una risoluzione clinica. Ecco perchè, interventi specifici, tipo la cromopuntura, o alcuni rimedi omeopaticispecifici possono aiutare nella risoluzione, nella presa di coscienza profonda, nell’integrazione profonda di conflitti di questo genere.

Qual è il modo per capire l’evento scatenante il conflitto e riappacificarsi con esso?

Riappacificarsi è una condizione fondamentale. Significa avere la consapevolezza che il problema può non dipendere direttamente da noi.
Il verificarsi stesso delle patologie, a volte, avviene per trasmissione ereditaria perchè non è stato risolto un conflitto genealogico ed è come se dovesse toccare a noi risolverlo. Quindi, il fatto di aver ereditato una predisposizione ad ammalarsi di cistite da parte dei genitori è, chiaramente, un qualcosa che mi allevia una parte di colpa; un conflitto che ci si porta dietro da tempo e che, a un certo punto, si deve interrompere. E si interrompe, in parte grazie alla consapevolezza, in parte grazie a terapie specifiche.

Perchè alcune persone somatizzano, altre no?

Chiaramente, ogni soggetto è diverso dall’altro. Noi nasciamo con la predisposizione ad ammalare alcuni distretti piuttosto che altri. La cistite colpisce le persone che hanno, specificamente, un’area di debolezza a livello della zona della vescica. Inoltre, se non vi è un conflitto legato all’intrusione del territorio non si va a sviluppare una cistite.

Quanto incidono la comprensione ed il sostegno da parte del proprio partner (se lo si ha), nell’intraprendere il percorso di guarigione legato alla cistite o a patologie ad essa concomitanti?

E’ assolutamente decisivo. Il supporto psicologico, emotivo, affettivo delle persone che ci sono vicine ha due funzioni specifiche.
La prima è quella di accompagnamento nel percorso di miglioramento; non si è sole nel percorso di guarigione e questo è, di per sè, un supporto straordinario.
Il secondo aspetto è legato al fatto che, sentendosi, una donna, emotivamente appoggiata, questo può, in parte, contribuire a risolvere i conflitti che hanno determinato il sintomo. Inoltre, il fatto stesso di sentirsi amata e appoggiata aumenta le funzioni del sistema immunitario, direttamente collegato a quello neurovegetativo, ed emotivo.

Quanto incide essere affette da una o più di queste patologie sulla difficoltà di apertura mentale e fisica quando si è alla “ricerca” di un partner?

Essendo, l’area uro-genitale, una zona molto delicata da un punto di vista psicologico, l’essere affette da queste patologie incide molto sulla capacità di avvicinamento ad un partner. Spesso riconduciamo la vescica alle funzioni sessuali, quindi, una problematica a livello vescicale da una persona che non abbia una corretta informazione, può essere vissuta come un limite sessuale, e questo si ripercuote da un punto di vista psicologico in maniera evidente, creando una sorta di barriera in quanto, l’avvicinamento ad un partner, è vissuto come una possibilità di essere toccata e scoperta in una zona debole.

Perchè spesso accade che la famiglia sottovaluti queste patologie solo perchè non le conosce e/o non appoggi il percorso di guarigione da intraprendere?

Più che sottovalutarle, la famiglia è arresa di fronte a questo tipo di patologie. Oggi, la conoscenza clinica, si basa esclusivamente sull’aiuto di antibiotici e, se questi antibiotici, seppur usati in maniera continuativa, non dovessero funzionare, la famiglia si arrende perchè non sa più cosa fare. In realtà, l’antibiotico in sè, innesca e alimenta il circuito vizioso alla base del problema. Esso agisce a livello della flora batterica intestinale, fa tabula rasa dei normali saprofiti presenti in essa e la trasforma, da normale flora batterica ad agenti patogeni reali che, succesivamente, ridiscendono il canale intestinale e raggiungono la vescica.

Quindi, ogniqualvolta prendiamo un antibiotico, è vero che uccidiamo il batterio a livello vescicale, ma alimentiamo un circuito vizioso di debolezza che, di lì a settimane o mesi, darà forma a un’altra cistite.

Perchè le persone che soffrono di queste patologie spesso hanno difficoltà e, a volte, vergogna a parlarne con familiari, amici e al lavoro (dove tra l’altro aspetterebbero di diritto dei giorni di malattia pagati) con i colleghi o il titolare?

Per due motivi molto semplici. Il primo è facilmente comprensibile. La zona vescicale e la zona genitale in generale, è vista come una zona di cui non parlare. Una cosa è avere una bronchite, una cosa è avere una cistite. C’è una sorta di vergogna intrinseca. Un’impostazione culturale.

E la seconda è legata al conflitto di base. Se il conflitto che determina la cistite è l’intrusione dello spazio personale, allora, a maggior ragione, non si vorrà mai fare entrare qualcuno in questo spazio parlandogli di malattie così delicate.

In conclusione, quali terapie consiglia a chi è affetto da cistiti recidivanti?

Quando il sintomo è acuto, possiamo fare riferimento a tutta una serie di prodotti naturali che ci possono venire in aiuto e che ci possono venire consigliati das un esperto di medicina naturale.

E chiaro che, quando, invece, ci troviamo di fronte ad una recidivanza della cistite, non possiamo limitarci a tamponarla ogni volta che viene ma bisogna andare ad approfondire il problema con una persona che abbia delle competenze specifiche, per arrivare al retroscena di questo conflitto.
Dirò di più: ad oggi, i problemi di cistite recidivante sono i problemi che meglio si trattano nell’ambito della medicina naturale e olistica, proprio perchè è il conflitto che presiede al sintomo che deve essere trattato, e questo può essere fatto bene solo da un medico esperto, con l’ausilio di pratiche quali la cromopuntura, l’agopuntura, l’omeopatia, la fitoterapia, tutte pratiche che non si limitano a curare il sintomo ma raggiungono il centro del problema.

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